La capsulite adesiva, detta anche spalla congelata, è una condizione dolorosa cronica della spalla determinata da fibrosi della capsula articolare.
L’eziologia di questa problematica non è ancora stata del tutto compresa, ma sono stati individuati alcuni fattori che potrebbero predisporne l’insorgenza.
Nei soggetti affetti da questa condizione si potrebbero evidenziare storie di cancro, sindrome di Parkinson, disturbi tiroidei, infortuni pregressi alla spalla, morbo di Dupuytren e diabete mellito (riscontrato nel 20% dei casi).
La spalla congelata è riscontrabile nel 5% della popolazione con una prevalenza nettamente superiore nelle le donne. L’età di insorgenza varia dai quaranta ai settant’anni e la durata media del decorso si aggira intorno trenta mesi.
Sebbene il meccanismo fisiopatologico non sia ancora stato pienamente compreso, a livello artroscopico si evidenzia un’infiammazione sinoviale mediata dalle citochine e presenza di proliferazione fibroblastica. La degenerazione tissutale coinvolge la componente capsulo-legamentosa e i tendini dei muscoli della cuffia dei rotatori che mostrano presenza di fibrosi e aumento della percentuale collagenica.
La prima struttura che va incontro a degenerazione infiammatoria sembra essere il legamento coraco-omerale, determinando così una riduzione della rotazione esterna del braccio. Nelle fasi più avanzate la limitazione dei movimenti si estenderà a tutte le direzioni.
Tipico della capsulite adesiva è infatti la perdita di movimento, non solo attivo ma anche e soprattutto passivo. Tale limitazione peggiorerà con il progredire della condizione e manterrà le maggiori difficoltà nei movimenti di rotazione esterna e abduzione.
Gli esami strumentali non riescono a diagnosticare in modo certo la presenza di capsulite ma possono aiutare nella diagnosi differenziale evidenziando eventuali problematiche che determinano un sintomatologia simile quali osteoartrite o lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori.
La risonanza magnetica potrebbe riuscire a individuare un ispessimento della capsula articolare e del legamento coraco-omerale, quadro compatibile con la presenza di capsulite adesiva.
Negli stati iniziali di frozen shoulder è raccomandabile la crioterapia per ridurre l’infiammazione e la terapia farmacologica per la gestione del dolore. Grande importanza è conferita alla terapia manuale basata sulla mobilizzazione dei tessuti molli e su un loro moderato stretching;
l’obiettivo è quello di diminuire la tensione muscolare per migliorare la mobilità e ridurre il dolore. Se la terapia non conduce a risultati soddisfacenti si può ricorrere all’uso di infiltrazioni ecoguidate di corticosteroidi seguiti da esercizi riabilitativi.
Nei casi più cronici si può optare per mobilizzazioni più energiche nel tentativo di guadagnare gradi di mobilità. Spesso viene attuata una mobilizzazione cruenta sotto anestesia o a seguito di iniezione idrosalina intrarticolare. Se non vi sono risultati apprezzabili nell’arco di sei mesi di cure conservative, si potrebbe pensare di ricorrere alla chirurgia artroscopica.
Come in tutte le condizioni cliniche, la buona riuscita delle strategie terapeutiche dipende largamente dalla corretta diagnosi. Bisogna ad esempio evitare di confondere questa problematica con tendinopatie, impingement subacromiali, sublussazioni post-traumatiche e dolori riferiti. Una precoce diagnosi permette di affrontare un quadro clinico più facilmente gestibile determinando un incremento delle possibilità di una più veloce risoluzione del problema.

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