Lo sport fa bene. Lo ripetono i giornali, gli articoli scientifici e anche le signore al supermercato.
L’attività fisica è in grado di ridurre il rischio di svariate patologie, come quelle cardiovascolari [1], il diabete mellito [1] e la depressione [2].
Come in tutte le cose, esiste anche qui il rovescio della medaglia; i movimenti connessi con il gesto atletico e i microtraumi ripetuti nel tempo potrebbero velocizzare il processo di deterioramento articolare che già avviene fisiologicamente con il passare degli anni.
L’osteoartrite, o artrosi, è una condizione degenerativa cronica che interessa la cartilagine articolare. La sua funzione è quella di migliorare lo scorrimento articolare e assorbire i carichi causati dal movimento. Ne consegue che gli sportivi compiono gesti che sovraccaricano questa componente articolare in misura maggiore rispetto a persone sedentarie.
Le grandi menti universitarie si sono applicate per verificare questa tesi: correre a lungo può facilitare lo sviluppo di osteoartrite?
Inizialmente sono state ricercate risposte eseguendo studi su animali. Ne è emerso che se le pecore corrono a lungo su superfici accidentate iniziano a mostrare i primi segni di osteoartrite [3].
Una moderata corsa nei cani riesce invece a migliorare lo stato della componente cartilaginea [4;5]. Se però questa corsa diventa estenuante e protratta nel tempo, allora anche in questo caso si evidenzieranno segni di deterioramento articolare [4;5].
Per avere ulteriori dati ci si è serviti, come da tradizione, anche di topi. I risultati confermano quelli ottenuti dagli studi precedenti, ma è stato anche notato che animali con un peso corporeo maggiore tendevano alla degenerazione articolare in maniera più rapida dei propri simili [6].
Tale relazione è stata individuata anche nell’uomo: persone con un più alto body mass index (relazione tra peso e altezza corporea) mostravano un deterioramento articolare maggiore rispetto agli altri atleti della stessa disciplina [7].
A parte questa evidenza data ormai per certa, gli altri studi non riescono ad accordarsi sull’eventualità che individui normopeso sviluppino precocemente artrosi come conseguenza della corsa lunga.
Non è ancora possibile trarre conclusioni inequivocabili, ma la maggior parte degli studi scientifici concorda sul fatto che moderati livelli di attività fisica non peggiorino o facilitino la degenerazione articolare. Sembra invece che essi possano addirittura avere un effetto protettivo nel preservare la fisiologia articolare.
E’ stato inoltre appurato che la corsa riesce anche a essere utile per controllare il peso, aumentare la densità ossea e ridurre la mortalità [8]. La degenerazione artrosica sembra avere maggiore rilevanza solo in quegli atleti con un più alto peso corporeo che hanno compiuto per anni un’attività fisica estenuante.
Per poter trarre conclusioni inequivocabili sono richiesti ancora una volta un maggior numero di studi clinici. Andrebbero posti sotto indagine soggetti di ambo i sessi di cui si conoscano eventuali infortuni pregressi agli arti inferiori, il peso corporeo, i rischi occupazionali e la possibile presenza di casi di artrosi in ambito familiare.
La speranza è che utilizzando un campione più ampio e vario, unitamente all’adozione di criteri diagnostici comuni, si possa giungere ad una conclusione largamente condivisa: un simile risultato potrebbe risultare importante al fine di stabilire delle strategie preventive in modo da preservare la fisiologia articolare e rallentare l’insorgenza di artrosi.

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