Camp scuola tecnica ma soprattutto scuola di vita.

I camp hanno una connotazione estiva: basket ,calcio, pallavolo e ovviamente anche tanti altri sport sono attività che, ricalcando uno stesso format, danno la possibilità a tanti giovani di continuare o iniziare a cimentarsi nell’attività agonistica.
Fare un camp significa andare oltre ad un semplice significato sportivo , partecipare ad un un camp ha una valenza molto più profonda, il camp è una grande scuola di vita.
La mia prima esperienza in un camp risale a molti anni fa , 1972.
Dopo una stagione agonistica, dura , impegnativa , frustrante , per la prima volta ero lontano da casa, giocavo nella squadra di Roma, pensavo di tornare al ” paesello” per le mie vacanze.
Il mio club decise di mandarmi per un mese negli Stati Uniti; avrei partecipato a quattro camp in diverse parti del paese. Eccitante da un punto di vista, ma per niente contento perché volevo fare le vacanze e soprattutto non avevo idea di cosa avrei dovuto affrontare.
Le sorprese in quei trenta giorni furono tante.
Giocavo otto ore al giorno, mangiavo panini con fette di tacchino e bevevo bicchieri di coca cola gelata tra una partita e l’altra . Subivo botte tremende alla mia autostima di giocatore, in fondo in Italia ero abbastanza conosciuto e venivo considerato un prospetto interessante. Ragazzini di colore con scarpe con la suola di cuoio mi schiacciavano in testa, quando giocavo poi non la prendevo mai e non mi passavano mai la palla .
La sera stanchissimo dormivo in camerate di college con bagni in comune dove, nei momenti di intimità fisiologica, mi trovavo gomito a gomito con qualche studente che proprio non si poneva alcun problema , io rosso dalla vergogna.
Tutto negativo? Assolutamente no . Da quell’esperienza presi consapevolezza che solo lavorando in estate, lontano dalle tensioni del campionato, avrei potuto migliorare. Solo tecnicamente?Assolutamente no. Il confrontarsi con realtà nuove , decisamente molto competitive, dove dovevo lottare per strappare ogni secondo sul campo ad avversari assatanati, mi aiutò a crescere psicologicamente. Imparai ad accettare la “legge del play ground” dove giochi se vinci, altrimenti vedi giocare gli altri e aspetti pazientemente il tuo turno , aspettare significa stare ad osservare anche per più di un’ora per poi avere un’altra chance.
Dopo quella prima esperienza ce ne sono state tante altre , non solo come giocatore , ma anche come allenatore. Tuttora non passa un’estate in cui non mi cimenti in un camp. St.John University, Notre Dame University, Pocoono Camp,Boston Collegge, NBA camp,International Basketball camp Messaggero Roma, Jam camp,Fibaeuropa camp; Stati Uniti, Italia,Slovenia , Croazia , Ungheria , Polonia, Russia sono state alcune delle tappe incisive nel mio percorso sportivo.
Ho avuto la possibilità di crescere non solo come giocatore ed allenatore, sono cresciuto come uomo, IL CAMP SCUOLA DI VITA.