FABIO FOSSATI DAL BANGLADESH

Ciao a tutti, invio le ultime riflessioni al termine delle 2 settimane di  stage con la nazionale maschile del Bangladesh. Parto dall’inizio evidenziando che come nelle mie passate esperienze  ad un certo punto mi sono chiesto”ma chi te lo fa fare?”…non c’è una risposta standard, ti chiamano e vai. Riflettere troppo di fronte ai se e ai ma, non funziona. Io credo molto nell’istinto e nel cuore. Loro sanno già cosa voglio fare…il resto é secondario. Allenare a migliaia di km di distanza non è  un azzardo, ci vuole coraggio, soprattutto se ti trovi in uno dei paesi più poveri del mondo. Sul piatto della bilancia l”ennesima esperienza, con la possibilità di fare ciò che mi piace di più :  insegnare basket,  ma anche di conoscere un mondo, una cultura totalmente diversa dal nostro. Il basket é basket in tutte le parti del mondo, anche  nei più sperduti angoli del mondo, e forse proprio qui che c’e la necessità di insegnarlo partendo dalle cose basilari. Non avevo mai testato di persona cosa significhi vivere in un paese mussulmano,  a contatto con tradizioni e comportamenti che conoscevo solo atteaverso la lettura o la televisione. Cinque preghiere al giorno condotte dal muezin…gli allenamenti spesse volte sono stati interrotti perché c’era la preghiera. Ieri nel centro citta di Dhaka, normalmente paralizzato per il traffico,  tutto si è bloccato con migliaia di persone in ginocchio rivolte alla Mecca a pregare. Un amico mi aveva detto che camminare per Dhaka sarebbe stata un’esperienza emozionale fortissima. Venerdi giornata di preghiera, ma anche la concomitanza dei test universitari per i nuovi studenti. Migliaia e migliaia di persone per strada. Allora ho voluto scendete dall’auto e mischiarmi in alla folla che cammina dando l’impressione di non sapere dove andare. Donne, uomini e bambini occupano la sede stradale obbligando le auto  gli autobus i tuc tuc, biciclette taxi, a manovre pericolosissime. La circolazione è a sinistra, retaggio inglese, ma non esiste destra o sinistra qui cerchi di infilarti in qualsiasi spazio pur di muoverti. Ho trascorso 4 ore in auto a fianco del conducente che di norma quando bisogna rallentare aumenta di velocità e viceversa. Molti scontri frontali sfiorati per una questione di cm…sembra proprio che Allah protegga questa gente. Sto parlando di tutto tralasciando il basket.Ma proprio il basket è la cosa più “normale” qui, all’interno di mondo  devastante. La squadra ha lavorato tosto in queste due settimane. Ora saranno i miei due assistenti che portareranno avanti il lavoro per il prossimo mese. Io prevedo di tornare qui i primi di novembre. Non volevo che diventasse una mia ossessione,  ma a furia di sentirne parlare…pagherei oro per battere l’India ai prossimi giochi del Sud Asia….

Un abbraccio Fabio