FRATTURE DA STRESS E OSTEOPATIA

Il mondo dello sport è strettamente correlato con l’insorgenza di infortuni. Ogni atleta ha presumibilmente sperimentato questo tipo di inconveniente almeno una volta nel corso della propria carriera agonistica.
Negli ultimi anni stanno migliorando sempre più gli approcci terapeutici per ridurre i tempi di recupero e permettere il ritorno all’attività; di pari passo sta prendendo piede la cultura della prevenzione e della cura del proprio corpo per cercare di evitare a priori un’interruzione degli allenamenti. Esistono però alcune problematiche il cui metodo di prevenzione non è ancora ben delineato e la letteratura scientifica fatica a fornire risposte certe. Ne sono un esempio le fratture da stress, condizioni che coinvolgono dal 3.9% al 31.3% degli atleti con variazioni a seconda della disciplina praticata [1;2].
Il processo eziologico non è ancora stato completamente spiegato. Si pensa che la causa principale possa risiedere a livello cellulare nel tessuto osseo, dove una ridotta attività osteoblastica si contrappone ad una normale attività osteoclastica [3].
Esistono casi in cui è stata evidenziata anche una ridotta perfusione ematica nei pazienti che hanno sviluppato questo tipo di problematica[4]. Molte volte sono i ripetuti stress muscolari nel punto della loro inserzione che predispongono alla frattura [3].
Risulta dunque evidente come un’intensa attività fisica possa portare a questo tipo di problema. Ovviamente, anche una ridotta sezione ossea può predisporre a questa evenienza [3;5]. Esisto però altri fattori di rischio come fratture da stress pregresse, improvviso aumento dei carichi di allenamento, calzature inappropriate, terreno irregolare e sport che prevedono corsa e salti [3].
La diagnosi di frattura deve essere strumentale, eseguita tramite radiografia, tomografia computerizzata o risonanza magnetica [3;7;8]. Spesso la radiografia non riesce ad evidenziare la presenza di una frattura da stress [3].
Per prevenire questa problematica si consiglia di adottare sempre un adeguato riscaldamento prima dell’attività, incrementare in modo lieve e costante l’intensità degli esercizi, utilizzare calzature adeguate e valutare l’eventuale uso di ortesi [3].
Per comprendere se anche l’osteopatia possa dare risultati soddisfacenti nel migliorare l’incidenza di fratture da stress negli arti inferiori, è stato eseguito uno studio che ha coinvolto gli atleti NCAA di vari college americani [9]. Gli atleti venivano trattati almeno una volta ogni due settimane dando precedenza a tecniche strutturali dirette su bacino e arti inferiori.
Il razionale era basato sul fatto che una biomeccanica ottimale potesse garantire l’esecuzione dei gesti atletici nel modo meno traumatico possibile per le articolazioni. Articolazioni che in fisiologia, essendo libere di muoversi senza restrizioni, sarebbero facilitate anche a dissipare i carichi gravitazionari.
Questa intuizione di base si è rivelata fondata specialmente negli atleti di sesso maschile, le cui statistiche hanno visto una drastica riduzione di casi di fratture da stress. Nelle donne, invece, la diminuzione di casi di frattura da stress non si è rivelata abbastanza significante. Probabilmente perché nel sesso femminile la componente biomeccanica in questa condizione clinica non è la sola ad essere predominante.
In particolare potrebbero avere un ruolo fondamentale le alterazioni ormonali, dovute per esempio ad un menarca tardivo o ad alterazioni del ciclo mestruale fino ad arrivare alla amenorrea. Anche la demineralizzazione ossea, fisiologica con il progredire dell’età, può predisporre le atlete delle categorie master a questa condizione clinica [3;6;7].
Bibliografia