I DUBBI DELL’ALLENATORE

di Graziano Camellini

In questa strana seconda parte dell’anno, condizionato da tanta voglia di muoversi (forse retaggio del periodo di lockdown che tutti abbiamo effettuato) e da rinnovate paure che tutto il decorso pandemico non sia ancora (purtroppo) completamente risolto, anche le “nostre” giornate ne sono condizionate. Assieme alla lettura dei quotidiani, che stimano giorno per giorno le conseguenze della pandemia nel nostro Paese e le notizie poco incoraggianti che giungono dalle altre parti del mondo, mi sono ritrovato, come faccio spesso e volentieri, a leggere le “riflessioni” che l’amico Fulvio mi invia e alle quali non posso esimermi dal rispondere. La riflessione di questo ultimp periodo, riguarda un argomento interessante che analizza il percorso di un giovane cadetto inserito in una specialità (1200 siepi) e sulle eventuali possibilità di emergere nelle specialità omologhe nelle categorie superiori valutando, anche attraverso l’uso della statistica quali sono state in precedenza le strade intraprese (con più o meno successo) da altri atleti. L’elaborato era molto tecnico e pur condividendo la sua analisi, non ho voluto entrare nel merito, soffermandomi al contrario sul titolo e sull’introduzione del documento; scrive Fulvio nella prefazione:

“I dubbi dell’allenatore; Solo quando ti trovi tra le mani un atleta motivato e magari anche con delle qualità sei incentivato ad approfondire alcuni aspetti dell’allenamento. Il dubbio è una bella bestia, ti erode la terra da sotto i piedi e ti costringe a rielaborare le proposte. Saranno giuste, equilibrate e sensate, oppure proponi certi lavori solo per rispondere al tuo ego? La notte sancisce per me il momento cruciale perché le incertezze affiorano e costringono a rivalutare quanto scrivo di giorno nei programmi che propongo ai ragazzi, oppure la mente mi suggerisce soluzioni che mi costringono ad alzarmi dal letto e portarmi davanti al computer per non dimenticare quanto mi viene in mente. Mi domando se sono solo in questo tormento o anche ad altri capita.”

Mi sono sentito coinvolto, ed ho provato ad elaborare una risposta:

Non entro nel merito specifico di quanto hai scritto in quanto sono convinto che, solo il rapporto diretto con l’atleta, la conoscenza delle sue caratteristiche, la sua motivazione e gli obiettivi comuni danno carattere sia il rapporto tra tecnico e atleta, sia il percorso di sviluppo tecnico sportivo.

Mi vorrei soffermare invece sul titolo del tuo elaborato, i “dubbi dell’allenatore” in quanto elemento che caratterizza, a mio parere, in modo concreto l’operato di ogni tecnico che ha a cuore la crescita sportiva dei ragazzi/e che segue. Personalmente non ho mai perso il sonno anche se qualche volta nel cuore della notte mi è capitato di elaborare/sognare metodi di lavoro alternativi. Solo, per fortuna in pochi casi, mi è capitato di voler far ritornare indietro le lancette dell’orologio e non rivivere/rivedere le scene di strazio di un atleta che ha subito un incidente muscolare. In situazione come queste non solo ho ripensato se quanto accaduto si poteva evitare, se a quella gara forse sarebbe stato meglio non partecipare, se quell’allenamento forse era meglio chiuderlo prima di quella ripetuta ecc. 

Sta di fatto che nel gruppo che seguo, anche i nuovi arrivati, hanno imparato che, se non stai bene non gareggi e che non esiste più l’ultima ripetuta, l’ultimo giro o l’ultimo salto ma …ancora una ripetuta, ancora un giro, ecc. In un ambito un poco più generale, sono convinto inoltre che non sia possibile essere un buon allenatore se non si sacrifica ogni giorno parte del tempo per “riflettere sul proprio operato”. Chi di noi non ha dubbi non è un bravo allenatore in quanto:

  • L’allenare non è una scienza esatta ed il nostro obiettivo e sbagliare meno possibile
  • Accompagnare un giovane a diventare atleta comporta una infinità di problematiche, inizialmente legate all’età e successivamente alla scelta della specialità in funzione delle caratteristiche stesse dell’atleta.

Se non ci prendiamo il tempo, ogni giorno un attimo, per riavvolgere il filmato e verificare oltre a quanto stiamo facendo, quanto abbiamo proposto, quali indicazioni intendiamo proporre per non uscire troppo dalla strada che vorremmo percorrere, forse non stiamo facendo tutto quanto ci eravamo prefissi di fare, quando abbiamo deciso di dedicarci alla formazione sportiva dei giovani atleti che ci sono stati affidati. 

La nostra presenza sul campoconsiste nell’essere consapevoli che questo percorso (corto o lungo) deve consentire ad ognuno (atleta e tecnico) di valorizzare tutte le proposte che sono state prese in considerazione per andare il più lontano possibile, pensando soprattutto a tutto ciò che è stato progettato in funzione del piano che ci siamo messi in testa e che probabilmente abbiamo condiviso. 

Le metodologie che applichiamo quotidianamente costituiscono una testimonianza diretta di ciò che abbiamo integrato, chi magari solo a livello culturale, chi da una quotidiana, diversificata, perdurante attività di campo. La ricchezza delle esperienze vissute sul campo, il contato con gli atleti, il dialogo continuo con i colleghi (che non sempre condividono il tuo pensiero) sono tutti gli elementi che sostengono la competenza di un tecnico.

L’abilità di un allenatore (questa analisi nasce da alcuni articoli che ho tradotto lo scorso anno) viene normalmente misurata da una serie di attività concluse con successo, ma anche dalle “lezioni” apprese da una serie momenti infelici dovuti ad errori o fallimenti, ma tenendo sempre presente che:

  • Solo il campo consente di identificare in profondità e nella loro infinita complessità le varie problematiche relative allo sviluppo e alla gestione del processo di allenamento;
  • Se la scienza ci fornisce risposte, (ad esempio i test) solo “la pratica del campo” può validare le soluzioni che sono state scelte.

Un tecnico molto più bravo del sottoscritto e sicuramente con più esperienza ha scritto: “L’allenare ci pone di fronte ad una serie di incertezze con caratteristiche, alcune molto generali, altre molto specifiche, concrete e di assoluto rilievo”Alcune rappresentano la quotidianità, altre sfiorano le esperienze personali, tutte caratterizzano le competenze di un tecnico:

  • “Il tempo disponibile” rappresenta per l’allenatore un vincolo inevitabile. Questo semplice elemento ci permette di modificare in modo sostanziale il modo di vedere e di interpretare l’allenamento: cosa posso modificare, come lo devo modificare, quanto tempo ci vorrà e poi con quali conseguenze, ecc…?
  • L’allenatore è condannato a trovare soluzioni a tutto, ha “l’obbligo dell’efficienza” deve essere in funzione delle circostanze, allenatore/operaio, più che insegnante-ricercatore;
  • L’allenatore deve essere un vero alchimista, il suo obiettivo è quello di costruire un “insieme armonioso”, che valorizzi in modo sorprendente il problema della gestione e dei collegamenti tra le diverse componenti dell’allenamento;
  • L’allenatore deve valorizzare “la specificità” che ci obbliga ad ammettere che non esiste una soluzione pronta e che nel nostro campo nulla è sistematicamente riproducibile;
  • L’allenatore è da solo contro il “tempo” tutto deve essere riportato ad un solo concetto: ricordare e ricordarsi che tutto ciò che proponiamo è collocato in un fragile equilibrio.
  • Non esiste un modo semplice di allenare, il tema della “complessità” ci accompagna quotidianamente, dalla “semplice” scelta dei mezzi, alla determinazione degli obiettivi. 

Occorre però essere onesti con noi stessi, quando entro in campo non penso a tutte queste cose, sono lì che aspettano…il dubbio non è quasi mai focalizzato sulle quantità del lavoro proposto o sulle intensità, il mio dubbio rimane un gradino più in alto a chiedermi costantemente/quotidianamente se quello che sto facendo è funzionale all’atleta che in quel momento sto seguendo. 

Dare e forse ricevere, motivare, incoraggiare e sdrammatizzare credo siano elementi base del rapporto allenatore/atleta così come, la capacità di trasmettere e di creare quotidianamente un dialogo corretto, sia il sale di un corretto, stabile e duraturo rapporto. I dubbi poi, (se siamo onesti) sono sempre e solo nostri.