Jacques Borlée: “Il concetto di amore è essenziale per un allenatore”

Biografia:

Jacques Borlée, padre e allenatore dei gemelli di classe mondiale Kevin Jonathan e di Olivia Borlèe è stato un velocista, specialista nei 100, 200 e 400 metri, conquistando in totale otto titoli belgi. Nel 1983 ha vinto una medaglia d’argento ai Campionati europei indoor di atletica leggera a Budapest nella prova dei 200 metri. Nel 1980, ha partecipato alle Olimpiadi di Mosca, raggiungendo i quarti di finale nei 400 metri. Ai campionati europei di atletica leggera del 1982 ad Atene, è arrivato quinto nella sua prima gara su 400 m, e quinto nella staffetta 4 × 400.

Jacques Borlée è stato premiato come allenatore Europeo dell’anno nel 2011, e stato inoltre premiato come allenatore belga dell’anno due volte, nel 2011 e 2012.

Vera autorità nell’approccio scientifico all’allenamento, viene spesso invitato come relatore per esprimere il suo pensiero sul concetto tecnico e motivazionale dell’allenamento

Abbiamo chiesto a Jacques Borlée di rivelare una parte del suo carattere, sottolineando in modo particolare ciò che gli è caro.Cosa vuoi trasmettere ai tuoi cari? Quale traccia vuoi lasciare? Quali sono i valori che senti e che ti sembrano essenziali per le generazioni future?

È impossibile elencare tutti i risultati di una famiglia di atleti guidata da un uomo che ha rivoluzionato l’atletica leggera in tutto il mondo per un decennio. Jacques Borlée, ex campione dello sprint è più che un allenatore: insaziabile e curioso, sempre alla ricerca dei mezzi migliori per arrivare alla prestazione, analizza vittorie e insuccessi, convinto da tempo dei benefici di una preparazione che coinvolge diversi specialisti, ha una passione per le neuroscienze, sostiene il piacere e le sensazioni, si batte per avere infrastrutture all’altezza dei talenti che mette in pista.  Lo si crede riservato all’estremo, chiuso alle emozioni. Ma mettilo di fronte a una foto di tutta la sua famiglia, sette figli, e il suo sorriso diventa ancora più grande dei suoi record!

Jacques, un valutazione di questo ultimo anno?

Siamo uno sport particolare, dove ci alleniamo più di quanto gareggiamo. E non appena siamo in fase di competizione, dobbiamo essere al 100% delle nostre capacità, dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Quest’anno è stato diviso in due parti, con i campionati mondiali di Doha di fine settembre – inizio ottobre e la primavera dove abbiamo partecipato ai Campionati Mondiali di staffetta in Giappone con i nostri due team maschili e femminili. I buoni risultati ottenuti ci qualificano per le Olimpiadi di Tokyo. Tanti passaggi per confermare i nostri buoni risultati ottenuti dopo le Olimpiadi di Rio e un eccezionale anno 2019. Andiamo ad allenarci quasi ogni anno in Sudafrica, in un posto eccezionale. In Belgio, ci alleniamo a Boitsfort allo stadio 3 Tilleuls ma anche allo stadio Roi Baudouin o a Louvain-La-Neuve. Sono necessarie piste speciali per supportare carichi pesanti quando si corre a piena potenza.

Sei stato molto coinvolto nello sviluppo dello stadio Louvain-la-neuve, una preoccupazione logica per un allenatore come te?

Ciò che è importante e che il mondo dello sport arrivi a comprendere bene che abbiamo bisogno di centri sportivi regionali efficienti. Ma è altrettanto essenziale avere una posizione centrale in cui le conoscenze possano essere divulgate a quante più persone possibile, al fine di creare un clima di fiducia con gli allenatori e gli atleti favorendo lo scambio di informazioni di metodi operativi e di qualità. Essere privi di riferimenti fa perdere la calma e la serenità. Possiamo confrontarci con il mondo degli affari in cui i migliori dirigenti sono soprattutto coaches. Dobbiamo comprendere i meccanismi del successo, che si stanno evolvendo rapidamente a causa della globalizzazione. Una delle cose che mi piace ripetere è che devi creare orgoglio: di un paese, di ciò che fai e di come lo fai. Quindi, dobbiamo rimanere attenti ai valori che difendiamo, che sono decisivi per la fiducia e per l’autostima. Diventa necessario nutrirsi di eccellenze, stimolare l’ambizione, l’innovazione, rimanere in un positivismo che a volte è difficile da mantenere … Un buon allenatore non dovrebbe solo cercare il meglio in ciascuno ma verificare sempre cosa è meglio. Se continui a tornare sui punti deboli di una persona, senza fermarti, poco alla volta la distruggi. Durante l’allenamento, inizia sempre con i punti di forza.

Da dove arriva questo sguardo alla vita e questa forza di convinzione? lo avete avevi già come sportivo?

Penso che mia madre mi abbia trasmesso il suo positivismo e la sua capacità di mettersi in discussione. Se fallisci in qualcosa, non dovresti trovare scuse. Ma se pensi alla tua responsabilità, questo è l’inizio del rinnovamento. Successivamente mi sono interessato in modo particolare alle neuroscienze con lo scopo di comprendere il funzionamento del cervello e l’impatto delle sensazioni positive e, di queste mi sono sempre ben circondato. Il nostro motto è “Together we go faster”, insieme andiamo più veloci.

Alleni sei dei tuoi figli, non è banale!

È giusto il lavoro della mia vita. Quando ero un atleta, non capivo perché a volte andavo benissimo a volte meno secondo i momenti. Faccio molto rilassamento e meditazione e ho fatto 10 anni di eutonia(Condizione di equilibrio psicofisico dell’individuo, caratterizzata da uno stato di normalità del tono neuromuscolare e ottenuta con l’applicazione di tecniche di concentrazione mentale e di rilassamento.) per capire come liberare le tensioni. Il concetto di amore è essenziale per un allenatore. Si è visto regolarmente, famiglie eccellere nell’atletica perché questo concetto di amore era presente. Certo, i miei figli potrebbero dire che hanno sempre il padre che gli “soffia sul collo”! Ma creo un dialogo con loro, dimostro loro quanto siano importanti per me. Quando dei miei figli, tre corrono nei campionati e nella squadra della 4X400, tutto diventa tremendamente importante. Questo legame, che può rivelarsi fragile, deve essere mantenuto, ed evolversi nella fiducia.

Tutto il Belgio è con te, cosa pensi di questa ammirazione che susciti?

In Belgio, i giovani non hanno più paura, ci provano e danno il meglio di sé, sono lì per vincere. C’è un entusiasmo e un desiderio convinto di impegnarsi. Inoltre, il fatto che una famiglia dimostri che quattro dei loro figli realizzino delle performance anche a livello internazionale è prorompente, molto importante. Facciamo vedere che è possibile. E tutto questo entusiasmo mi rende orgoglioso e fiero di me stesso.

I valori che trasmetti ai tuoi figli sono gli stessi valori trasmessi dai tuoi genitori?

Penso che le cose cambino costantemente. Quando cadi in un buco, devi guardare verso la luce, non mollare. Questo è quello che è successo nel 2018. Parlo di loro con molto rispetto, in tutte le occasioni. Il rispetto, lo spirito di squadra, il superamento di se, sono valori che mi sono cari, che cerco di infondere nello sport come nella vita. Una società mantiene solo i suoi valori, ma è necessario identificare il più essenziale e attenersi ad esso. Mi piace anche l’idea di “piacere”, espressamente legata allo sport. La sofferenza è certamente onnipresente nella nostra disciplina, ma occorre fare in modo che si trasformi in qualcosa di piacevole, divertente. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di fare parte della preparazione in luoghi idilliaci, per rafforzarci, grazie a straordinari team building, (complesso di attività dirette a favorire la comunicazione e a stabilire un clima di fiducia e di collaborazione tra i componenti di un gruppo) come per il nostro prossimo viaggio in Himalaya dove saremo con l’intero team della staffetta 4×400 e otto leader aziendali, al fine di creare momenti unici di scambio. (Sarà l’occasione per organizzare un’operazione di supporto per SOS Village a favore dei bambini di quella Regione) Cammineremo per circa 220 km per 18 giorni e impareremo dall’esperienza degli altri. Tengo molto a questo tipo di preparazione ogni anno prima delle Olimpiadi. Tale esperienza ti fa apprezzare le qualità di ognuno, scopri te stesso, riscopri te stesso. Creiamo anche ricordi forti che, riattivati nel cervello, ci portano al futuro.

Sei un allenatore e un papà felice?

Puoi dirlo! Ma sono spesso in discussione con me stesso, il che forse mi impedisce di assaporare in modo appropriato i bei momenti vissuti e di realizzare ciò che stiamo facendo. A volte mi scuoto nel pensare a queste 40 medaglie accumulate a livello internazionale. Ti racconto un aneddoto: mi sono preso cura di un campione con prestazioni di assoluto rilievo mondiale, mi ha lasciato, perché mi ha trovato troppo motivato! Ebbene io sono così, vivo ogni giorno con l’obiettivo di fare meglio, ma soprattutto vivo nella ricerca estrema delle sensazioni. Ascolta, Usain Bolt, Roger Federer, David Goffin … ci parlano continuamente di sensazioni, è sono queste che ti permettono di andare avanti. La conoscenza delle neuroscienze mi spinge a cercare sempre mezzi di eccellenza. Questa ricerca mi guida anche nella mia vita di tutti i giorni. Forse sto cercando qualcosa di speciale, indefinito?

Sei anche un uomo impegnato.

Sostengo attivamente “SOS Village” per i bambini, soprattutto a Kinshasa, dove ho organizzato dei mini Giochi Olimpici. Il mio desiderio è di portare denaro ma anche energia. Ma sono anche coinvolto nell’organizzazione delle Olimpiadi di quartiere a Molenbeek (Si tratta di un quartiere situato a ovest del centro di Bruxelles, caratterizzato da una grande concentrazione di immigrati.). L’idea è sempre la stessa: trasformare ciò che può sembrare negativo in positivo. Infine, ho un progetto che mi sta molto a cuore e che perseguo da molto tempo: creare un centro sportivo ad alte prestazioni che metta in evidenza le tecniche di armonizzazione del corpo e della mente. Lo sport ad alte prestazioni può dare un enorme contributo alla società.

Quali sono le risorse che metti in campo per te?

Mi dedico spesso a sessioni di rilassamento. Mi piace anche fare jogging da solo, corro vicino a casa mia, nella foresta sento che il mio cervello si sta illuminando e si apre a moltissime idee. Sono appassionato del movimento.

Cosa dicono di te i tuoi figli e che cosa ti fa felice?

Ecco la risposta: questo album fotografico mi è stato regalato per il mio compleanno. Tutti hanno scritto qualcosa sulla copertina. (“Per il più brillante dei papà”, “… il più formidabile dei papà”, “… Al mio caro papà”).

Non ho nient’altro da aggiungere.

Da una intervista: Jacques Borlée: “La notion d’amour est essentielle pour un coach”

Traduzione di: Graziano Camellini