La Sfida

Mi ritengo una persona fortunata , ho fatto del mio hobby, il basket, una professione, prima come giocatore poi come allenatore. Tante volte mi è stato chiesto qual è stata la spinta che mi ha coinvolto totalmente nello sport. Sicuramente la passione è una molla imprescindibile. Se hai passione fai tutto,”scali anche l’Everest con le scarpe da tennis”. Ci sono però altre componenti che interagiscono bene con il concetto di passione, anzi lo completano. Perché sei andato ad allenare in Russia , in Svizzera, in Cameroun?
La risposta più semplicistica potrebbe essere: sono un allenatore e vado dove mi chiamano.
Sinceramente avrei preferito allenare sempre nel mio paese, ma faccio parte di quella categoria di allenatori che ”non possono scegliere”. Ti offrono e tu devi andare, se non lo fai tu, lo fa un altro. Le valige sono sempre lì, pronte in un angolo. Alla base c’è la passione, ma soprattutto c’è la sfida.
Lo sport a tutti i livelli è SFIDA.
Penso che lanciare una sfida sia una delle più grandi motivazioni che si possano avere. Lanciare una sfida ha diversi significati: provare a vincere dove altri hanno fallito, fare qualcosa di speciale in condizioni difficili, con poche risorse, in mezzo a complicazioni ambientali. A volte c’è la sensazione che ci sia timore quasi paura ad accettare una sfida, forse qualcuno è più o meno predisposto a mettersi in gioco. Ho sempre pensato che accettare una sfida rappresenti qualcosa di semplicemente straordinario, anche se il timore di fallire è sempre stato presente nei miei pensieri, anzi a volte ha condizionato il mio operato. Difficile nel nostro immaginario comune esporsi, più facile dire: lavoriamo e vedremo come andrà.
Pochi i coraggiosi che chiaramente dicono: VINCEREMO IL CAMPIONATO, PARTECIPEREMO AL PLAY OFF, CI SALVEREMO.
Questo timore è semplicemente paura della critica, se ti sei esposto devi sapere che se fallirai sarai nell’occhio del ciclone, avrai” i serpenti nella pancia” . Forse basterebbe dire a sé stessi: non ci sono riuscito, ho fatto degli errori o considerare anche che c’è qualcuno più bravo di te. Comunque meglio il rimorso per aver sbagliato, ma mai un rimpianto per non aver provato.