“Per aspera ad astra”

Note da un rientro alle competizioni Nazionali/Internazionali

Nel mondo del lavoro così come nel mondo sportivo, dagli artisti agli atleti, l’espressione anglosassone “No pain, no gain”sta ad indicare che solo con il sacrificio si possono ottenere certi risultati. Personalmente, condivido ed apprezzo per il mondo sportivo una espressione lasciataci dai lontani latini che con “per asperaad astra ” “attraverso lo sforzo, il trionfo” ben identificavano il successo attraverso la sfida e la fatica.

Ho assistito nello scorso fine settimana ad una nuova edizione, la trentaquattresima, del meeting di prove multiple “MULTISTARS”. Questa edizione è ritornata nelle terre dell’Alto Adige dopo due anni in quanto la pandemia aveva costretto gli organizzatori alla cancellazione dell’edizione del 2020. Non era scontato ritornare a Lana e rimettere in moto la macchina organizzativa, non era scontato in quanto la pandemia sta ancor oggi devastando questo nostro mondo e ben altre cose passano per la testa delle persone in momenti come questi. 

Mi sento in obbligo prima ancora di parlare di successi agonistici, citando le prestazioni degli atleti/e che sono scesi in pista, togliermi “tanto di cappello” (come si diceva una volta) a chi con ostinazione e caparbietà ha voluto “ridare la giusta priorità alle cose” (remettre les pendules à l’heure) e riportare l’atletica, la vera atletica sul campo gara. 

Non voglio essere frainteso, l’atletica leggera è per me ancora oggi, non solo momento di incontro sul campo, o in palestra, è anche momento di aggiornamento quotidiano, ogni atleta che siincontra e diverso dall’altro ed in ognuno di loro e possibile cogliere piccole differenze che fanno riflettere, pensare, rivedere.La pandemia ci ha in parte allontanati anche da queste possibilità, incontrare poi un atleta che sa gestire il proprio corpo, le propriegestualità oppure osservare attraverso i gesti, la mimica la gestione delle sensazioni, come lo sanno fare loro, gli atleti e le atlete delle prove multiple e come sfogliare una enciclopedia, non si smette mai di imparare.

Merito quindi all’organizzazione e a tutti coloro che si sono adoperati per chiudere con successo questo rinnovato appuntamento andando incontro a difficoltà di ogni genere, negli spostamenti, nella logistica e del rispetto delle norme pandemiche, ma senza mai spegnere la voglia di ritornare a vedere su un campo gara i migliori decatleti e le migliori eptatlete Europee e Mondiali.

La gara è stata degli atleti/e, ognuno si è costruito la propria, ognuno di loro “abita”, la condizione che si è creato come si abita a casa propria, ognuno di loro è consapevole che la prestazione non è una “sostanza” non è qualcosa che puoi toccare, se ha una forma, questa forma è effimera ed è il risultato di un “processo” che coinvolge il contesto competitivo e tutte le forze che loattraversano dalle ansie/aspettative personali, dagli avversari all’ambiente.

Non voglio soffermarmi sui risultati delle singole prove, sarebbe fare un torto a tutti. Ognuno di loro ripeto si è costruito il proprio modello e su quel modello sta lavorando per costruire o ristrutturare la propria casa a 7 o a 10 stanze, non è importantequando si è consapevoli che all’interno di ognuna di queste e necessario mettere o togliere qualche cosa per renderla funzionale come le altre.

Mi voglio soffermare sul contesto generale partendo dal settore femminile, nelle prime quattro classificate, tre sono atlete nate a cavallo del 2000 giovanissime ma con una grinta ed una caparbietà da atlete esperte.

Maria Vicente nata nel 2001 è arrivata a Lana con un personale nell’eptathlon di 6115, ha vinto, portando il nuovo pb a 6304 + 189 punti. Come lei la seconda classificata e seconda anche nell’edizione precedente Kate O’Connors che ha chiuso l’eptathlon con un più 204 punti. Meglio di tutte, l’inglese Holly Mills che pur classificandosi al quarto posto ha migliorato la sua miglior prestazione di 378 punti. 

Nel settore maschile senza voler essere di parte, credo che l’atleta che più ha colpito la fantasia degli osservatori, proprio in ottica decathlon nazionale sia stato Dario Dester (guarda caso nato nel 2000) che con 7758 punti non solo si è classificato quarto nella graduatoria finale ma ha nuovamente migliorato il proprio limite andando con piccoli passi ma molto decisi verso il record italiano di categoria (William Frullani 7871) che resiste ormai da vent’anni.

Il mio augurio, per aspera ad astra, credo si addica perfettamente agli atleti/e che praticano questa splendida specialità, sono donne e uomini che, come tutti coronano un sogno, che passa attraverso una continua sfida con se stessi, con obiettivi a volte ambiziosi ma che sono di continuo stimolo alle loro aspettative.

Graziano